L’ecografia è una tecnica che consente di vedere organi e apparati all’interno del nostro corpo utilizzando onde sonore ad alta frequenza, ultrasuoni, così chiamati perché non percepibili dall’orecchio umano. Tali onde prodotte da una sonda vengono inviate nei tessuti e ritornano come echi che, trasformati in segnali diversi a seconda della densità che incontrano, danno luogo ad immagini.
 
Un esame ecografico di routine è fondamentale in quanto permette di identificare un buon numero di malformazioni fetali maggiori, cioè quelle che richiedono un trattamento chirurgico o assistenza medica dopo la nascita. A seconda dell’epoca gestazionale in cui viene eseguita, l’ecografia in gravidanza ha finalità diverse. Così come previsto dalla normativa ministeriale, è accettato che le ecografie indispensabili siano solo tre, una per trimestre. Solo in alcuni casi, che richiedono un controllo più assiduo, può essere necessario un numero maggiore.
 
Nel primo trimestre (entro la 13° settimana) l’ecografia serve ad individuare la/e camera/e gestazionale/i, il numero degli embrioni, le loro dimensioni (in base alle quali è possibile valutare la corrispondenza con l’epoca mestruale), l’attività cardiaca e i movimenti spontanei. Si può eseguire sia per via trans-addominale che per via trans-vaginale, da preferire per una miglior accuratezza dell’esame.
 
Nel secondo trimestre (tra 19 e 23 settimane) l’ecografia mira ad un’attenta valutazione dell’anatomia fetale (cosiddetta ecografia morfologica) e, attraverso più valori biometrici, stabilire la consonanza con la precedente oltre a svelare alterazioni dell’accrescimento fetale. Vengono inoltre valutati la placenta, soprattutto la posizione all’interno dell’utero, e la quantità del liquido amniotico.
 
Nel terzo trimestre (tra 29 e 33 settimane) l’ecografia serve a controllare la crescita del feto oltre a consentire il monitoraggio della placenta e del liquido amniotico.
 
La possibilità di rilevare un’anomalia maggiore dipende da diversi fattori: epoca gestazionale, posizione fetale, quantità del liquido amniotico, localizzazione ed entità dell’anomalia, spessore della parete addominale e naturalmente l’apparecchiatura a disposizione.
 
L’ecografia a fini diagnostici è ritenuta infine una metodica esente da rischi. E’ tuttavia consigliato rivolgersi a centri specializzati che hanno in dotazione le apparecchiature più innovative per eseguire tale indagine e monitorare in maniera sicura ed efficace la mamma e il suo bambino in ogni tappa del percorso di nascita.