Gli italiani assumono almeno un medicinale al giorno. Lo dice l'Aifa e lo conferma l'Istat descrivendo i connazionali come un popolo ipocondriaco. Ecco i consigli dei nostri esperti per invertire la tendenza.

Gli italiani? Un popolo di ipocondriaci. Lo si desume da un recente studio condotto dall'Istat. Si va dal medico di base 8 volte l'anno, anche solo per accertarsi di essere in buona salute.
La conseguenza più diretta dell'ipocondria, invece, la si trae dall'ultimo Rapporto nazionale dell'Aifa, l'Agenzia italiana del Farmaco: nel 2013 ogni italiano ha assunto almeno un farmaco al giorno. Tutti i giorni. E molti di questi erano inappropriati, ovvero sono stati assunti in modo errato rispetto alla diagnosi. Il consumo di antibiotici, in particolare, è aumentato del 3,5%.

Un dato che non può essere sottovalutato perché l'assunzione di un farmaco in modo errato può, alla lunga, comportare dei problemi.

Lo conferma la dottoressa Gilda Frugis, farmacista responsabile della Parafarmacia GVM di Polignano a Mare, in provincia di Bari.
“I rischi - spiega la dottoressa Frugis - sono legati in un primo luogo ad una inappropriata assunzione del farmaco, ma anche ad eventuali effetti indesiderati dello stesso e/o alle interazioni con altri farmaci”. Ed è proprio l'associazione di più medicinali che spesso avviene, come si evince da una lettura approfondita dei dati dell'Aifa.
“Ogni farmaco, che sia da banco oppure no, va assunto solo su prescrizione e indicazione del medico o su consiglio del farmacista”, precisa l'esperta.

Quale consiglio, quindi, dare a chi si rispecchia in questa tendenza?
“L'Omeopatia - spiega la dottoressa Frugis - può sicuramente costituire un aiuto, ma visto che c'è molta disinformazione sull'argomento mai procedere per sentito dire”.

Il farmacista può in molti casi costituire la guida giusta quando si tratta di patologie più o meno banali e di lieve pericolosità, quando però si tratta di casi più importanti è bene non cercare di sostituire la figura del medico ma affidarsi agli specialisti che possono indirizzare verso una giusta e mirata terapia o, laddove non ve ne sia necessità, tranquillizzare il paziente evitando, appunto, autodiagnosi e consumo di farmaci senza controllo.

Attenzione ad un ultimo aspetto: l'Aifa evidenzia anche come spesso le terapie fai-da-te si cominciano ma non si portano a termine. Questo vuol dire avere farmaci in casa, non consumarli e magari non smaltirli sebbene siano scaduti. È, quindi, opportuno controllare periodicamente la data riportata sulla confezione. “Molto dipende dal farmaco in questione e da come questo è stato conservato (temperatura, etc). In linea di massima i farmaci scaduti perdono solo di efficacia, quindi non sortiscono l'effetto desiderato”.