Oggi in Italia sono disponibili i vaccini contro i ceppi più seri e pericolosi della meningite. La malattia se pur seria, si può contenere.

Sono 500mila in tutto il mondo, 1000 solo in Italia, le persone che ogni anno contraggono la meningite. Una malattia che comporta l'infiammazione del midollo spinale e delle meningi, le membrane che rivestono il cervello.
La diagnosi, quando arriva, spaventa perché alcune forme di meningite possono avere anche conseguenze gravi. Ma non sempre è così e soprattutto in alcuni casi è possibile fare buona prevenzione per preparare l'organismo a respingerla.
La meningite, infatti, può essere virale, batterica o fungina.

La virale è la forma più diffusa ed anche la più facilmente risolvibile, generalmente regredisce nel giro di una decina di giorni. È causata da Herpesvirus, Enterovirus, Papomavirus, Togavirus.
La meningite batterica è la forma più rara e più seria. Il batterio più temuto è il Neisseria meningitidis, il Meningococco, che ha molti ceppi, A B C Y e W135. Altri agenti batterici causa della meningite sono il Pneumococco - streptococcus pneumoniae – e l'Haemopphilus Influenzae tipo B.
La fungina è prevalente nelle persone con deficit immunologici.

La trasmissione della malattia avviene tramite secrezioni nasali e goccioline di saliva che si disperdono nell'aria quando la persona infetta tossisce, starnutisce o semplicemente parla. Per contratte l'infezione bisogna, dunque, entrare non solo in stretto e prolungato contatto con la persona che ne è portatrice ma anche frequentare ambienti molto affollati o utilizzare alimenti, stoviglie, biancheria già usati anche dalla persona infetta.

Sebbene la malattia non si manifesti subito ma dopo un periodo di incubazione che va dai 3 ai 6 giorni nella forma virale ai 10 nella forma batterica, la contagiosità esiste solo nella fase acuta.
I primi sintomi sono vari e spesso confusi con tutt'altro. Si avvertono nelle prime fasi sonnolenza, mal di testa, inappetenza. Nel giro di un paio di giorni lo stato di salute generale, però, peggiorerà comparendo nausea e vomito, febbre, pallore, rigidità della nuca e difficoltà a stendere le gambe.
I neonati manifesteranno irritabilità, sonnolenza eccessiva, inappetenza e facilità al pianto. A volte ingrossamento della testa in corrispondenza delle fontanelle.

La conferma che si tratti di meningite viene dall'esame del liquido spinale con l'analisi citochimica e colturale. A quel punto il paziente deve essere immediatamente sottoposto a cura antibiotica se si tratta della meningite batterica, a normali terapie, non specifiche, se virale.
Il punto fondamentale è agire tempestivamente, soprattutto se si tratta delle forme più serie di meningite. Alla comparsa dei primi sintomi è bene rivolgersi immediatamente al proprio medico di riferimento.
La profilassi prevede, inoltre, l'individuazione delle persone che nei 10 giorni precedenti, sono venuti a stretto contatto con il malato così da sottoporle a controlli ed esami per verificare se ci sia stato o meno il contagio.

Oggi è possibile fare una buona prevenzione per evitare il contagio e la propagazione della malattia. In Italia sono disponibili i vaccini contro la meningite, la maggior parte dei quali sono somministrati gratuitamente ai neonati. In particolare agiscono per la meningite meningococcica nei ceppi A, B, C, Y e W135, per la meningite pneumococcica e per quella da emofilo di tipo b, tutti sono capaci di ridurre la diffusione della malattia.
Dallo scorso anno è disponibile anche il vaccino contro il meningococco B responsabile della maggioranza dei casi di meningite segnalati in Italia.