I consigli della dottoressa Paola Cais, biologa e nutrizionista di Clinica Santa Caterina da Siena di Torino, per evitare i rischi legati ad un consumo eccessivo di grassi e zuccheri.


Carnevale è la festa più allegra dell'anno, quella in cui è facile lasciarsi andare e regalarsi qualche peccato di gola in più. Chiacchiere, bugie, sfrappole e ancora castagnole, ravioli dolci e tortelli, ogni regione italiana ha le sue tradizioni e i suoi dolci preferiti. Le preparazioni e le cotture sono tutte abbastanza simili: fritture, farciture, e impasti a base di zucchero, burro, strutti e creme elaborate. 

> Le chiacchiere di Carnevale sono i dolci tipici di questo periodo. Per realizzarle servono pochi ingredienti come farina, uova, burro, zucchero. Hanno la forma di una striscia, talvolta manipolata a formare un nodo. L'impasto viene fritto o cotto al forno. Anche le castagnole rientrano nella tradizione dolciaria carnevalesca. Sono palline di pasta fritta e farcita di crema pasticcera o di crema di nocciole.

> Il migliaccio è un dolce a base di semolino, tipico della cucina napoletana, e si compone di ingredienti come ricotta, semolino, uova, zucchero, limone e latte. I crostoli sono un altro dolce tipico di Carnevale conosciuti soprattutto a Ferrara e in Veneto. Molto simili alle chiacchiere per la loro forma, ciò che li rende ancora più golosi è l'utilizzo del burro, in grado di conservare l'impasto morbido anche dopo la frittura. 

> Scendendo verso il sud Italia, incontriamo le  zeppole sarde, a forma di ciambella o a filo o la pignolata siciliana, che consiste in un insieme di palline di pasta fritte ricoperta per metà con una glassa a base di cioccolato e per metà con una glassa aromatizzata al limone. Di questo dolce esiste anche la versione calabrese, nella quale le palline non vengono ricoperte di glassa ma di miele. 


I dolci dunque abbondano in questi giorni sulle tavole. Come arginare i rischi legati all'eccessivo consumo appagando - nel contempo - il piacere? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Paola Cais, biologa e nutrizionista di Clinica Santa Caterina da Siena di Torino. Ecco i suoi suggerimenti:
  • Associare i dolci a cibi ricchi di fibra: Se si mangiano dolci durante la giornata, è bene concedersi solo una cena a base di verdure. «E’ la cosiddetta cena compensatoria, con verdure o al massimo un secondo leggero, “senza pane né altri carboidrati”, spiega la dottoressa Cais.
 
  • Non esagerare con le quantità:  «Se proprio non si può fare a meno dei dolci, almeno ci si limiti con le quantità – aggiunge la dottoressa – gli inviti a feste in maschera e party possono arrivare anche tutti i giorni, ma non bisogna mai perdere di vista la salute. Senza buon senso, si possono fare molti danni».
 
  • Evitare o ridurre il consumo dei dolci dopo i pasti:  Sarebbe più salutare se i dolci fossero "spostati" lontano da pranzi e cene. Ad esempio, si possono consumare a colazione --dopo aver iniziato con la frutta di stagione- o a merenda abbinati ad una tazza di tè verde. «Mai dopo cena, perché la digestione è lenta e l’organismo fa fatica a smaltire», suggerisce ancora l’esperta.
 
  • Scegliere un olio di qualità per friggere E’ infatti preferibile preparare i dolci di Carnevale in casa e scegliere ingredienti di qualità. «I fritti fanno male perché il dolce si impregna di olio – argomenta la nutrizionista - se l’olio non è di qualità e viene riscaldato troppo, si modifica la composizione dell’olio e questo può generare sostanze addirittura cancerogene». I migliori per friggere sono l’olio d’oliva o l’olio di arachidi.  La qualità non è secondaria. Impariamo ad evitare anche i dolci "a basso costo" dove troviamo ingredienti mediocri in compagnia di additivi, coloranti e oli vegetali di dubbia provenienza.