E’ la causa principale di astensione dal lavoro e dopo il raffreddore è la ragione più comune
di visita dal medico di famiglia. Stiamo parlando del mal di schiena, una vera e propria patologia, in forte aumento negli ultimi anni a causa della sedentarietà, del sovrappeso e dell’obesità
ma anche dell’eccesso di attività sportiva. In base a recenti studi, si stima che oltre il 70 per cento delle persone ha almeno una volta nella vita un episodio di mal di schiena.
 
 Il disco vertebrale è una struttura molto sensibile e, se sollecitato da carichi eccessivi, sforzi improvvisi (specialmente se in torsione e in flessione) o ancora da uno stile di vita sedentario imposto dal tipo di lavoro svolto, potrebbe andare incontro a problematiche come l’ernia al disco.
 
Alla tradizionale diagnostica clinica, Il CEMS di Verona, poliambulatorio presente nella rete dei GVM Point, affianca tecniche innovative per questa patologia di particolare impatto sociale. Viene impiegata una metodica, la nucleolisi discale, che consiste nella somministrazione di una miscela gassosa di ozono medicale attraverso infiltrazioni eseguite sotto controllo radiologico mirate alle strutture ossee, muscolari, discali e alle radici nervose infiammate della schiena.
 
“Altri trattamenti percutanei sono l’infiltrazione periradicolare e l’infiltrazione faccettaria intervertebrale – spiega il dottor Flavio Magarini, responsabile del centro - il primo si utilizza in caso di sciatica da artrosi vertebrale, iniettando per via percutanea sotto controllo radiologico, specifiche sostanze antiinfiammatorie quali il cortisone o l’ozono, sulla radice nervosa ammalata”.
In casi invece di lombalgia da artrosi della colonna si infiltrano le faccette e le capsule articolari intervertebrali usurate con farmaci antiinfiammatori e con acido jaluronico. “Si ottiene così- aggiunge il dottor Magarini – una diminuzione dell’ attrito e quindi dello stimolo irritativo tra le faccette articolari vertebrali con un conseguente miglioramento sintomatico”.
 
Il mal di schiena in nessun caso va sottovalutato. Se trascurato può comportare conseguenze più serie alla colonna vertebrale e compromettere la sua fisiologica funzionalità, con ripercussioni sulla attività lavorativa ma anche nelle attività quotidiane. Alla comparsa dei primi sintomi è bene rivolgersi ad uno specialista e non aspettare che il dolore diventi più acuto in quanto l’infiammazione potrebbe diventare cronica.